Derogo all'intento di occuparmi di casi di omicidi avvenuti magari tempo addietro, perché oggi voglio scrivere un paio di cose su due argomenti di stretta attualità (sempre relativi comunque alle cronache nere): Sonia Trimboli, la ragazza strangolata a Milano dal compagno Gianluca che la pestava regolarmente, e Oscar Pistorius, l'atleta paralimpico condannato dal tribunale di Pretoria a cinque anni di carcere per aver ucciso colposamente la fidanzata Reeva Steenkamp.
Le cronache su questi due fatti sono note e stranote, quindi non le ripercorro. Mi permetto invece un paio di osservazioni su questi due fatti in cui rilevo un filo comune.
Sonia. E' un perfetto esempio (l'ultimo di una serie infinita) del modello femminile che noi tutte/tutti introiettiamo come l'aria da quando veniamo al mondo: variante uno: brividi (d'amore) uguale lividi, quindi lui mi picchia perché mi ama davvero e non vuole perdermi. Variante due: mi picchia perché da piccolo lo trattavano male. Variante tre: mi picchia perché è frustrato e nervoso sul lavoro o perché non trova lavoro. Variante quattro: mi picchia perché sa dimostrare solo così il suo amore. La conseguenza a cui questa tipologia femminile giunge, è comunque una sola: con il mio amore lo salverò. Quindi vale la pena di sopportare perché comunque i pestaggi finiranno. Certo che finiscono, quando lui ammazza lei finiscono per forza! Per Sonia è finita così: lui la pestava, poi prometteva di cambiare e lei lo perdonava. Poi lui la ripestava, ecc. ecc. ecc., finché l'ha strangolata con un laccio di gomma.
Quello che io ho sintetizzato in poche righe è spiegato benissimo in un libro che, se potessi, io farei leggere per forza a tutte le persone di genere femminile dai 14-15 anni in poi: il libro è "Donne che amano troppo" di Robin Norwood. Lo lessi tanti anni fa, me lo consigliò la mia psicologa perché anch'io facevo parte della "parata salvifica". Nessuno mi ha mai picchiato, ma ho consentito a uomini violenze psicologiche che oggi mi fanno rabbrividire.
Dove si impara questo modello? Dappertutto, la nostra società ne è totalmente permeata e in modo strisciante. Non te ne accorgi neanche. Avete in mente ad esempio le canzoni di Mina o della Vanoni? Adoro queste due straordinarie interpreti ma i testi (scritti tutti da uomini) che cantavano qualche anno fa sono un bel programmino: "Grande, grande, grande" è la celebrazione di un soggetto che ne fa alla lei di tutti i colori e per questo lei lo ama da morire (appunto). Un'altra, meno nota ma altrettanto indicativa, sempre di Mina, è "Ahi mi amor": solita storia, lei cornuta e mazziata, non dorme e non mangia da tanto soffre. Va anche dal dottore che, saggiamente, le dice "è lei che lo vuole". Niente! Lei continua a chiedersi se lui l'ha amata o no. Lei invece lo ama perché lui la fa tanto soffrire. Delirante. Altra perla della serie: "L'appuntamento" di Ornella Vanoni: lui la "bidona", lei gli chiede scusa (non si capisce bene perché) e conclude che "adesso per sempre non resisto/non esisto". Leggere testi per verificare. Potrei citare tanti altri testi, libri, film, ma la morale è la stessa: amore uguale sofferenza.
Non è vero. Vale la pena di ripeterlo ancora una volta: donne, fuggite al primo schiaffo e soprattutto fatevi aiutare perché se sopportate siete voi che avete bisogno d'aiuto. Lui? Si arrangi. Punto e basta.
Oscar Pistorius. La condanna è per omicidio colposo, quindi senza dolo, omicidio non volontario. Ha ammazzato la fidanzata perché credeva che quello nel bagno fosse un intruso, un malvivente. Dura da credere. Come rileva Michele Farina sul Corriere della Sera, si fa fatica a pensare che Pistorius abbia sparato in preda alla paura e non invece all'ira. E ancora, perché Reeva si era chiusa in bagno? E perché quando Pistorius si è alzato sentendo i rumori e cominciando a gridare (tesi della difesa), lei non ha risposto? Il sospetto che qualcosa non torni in quel racconto, almeno in me è molto, molto forte. Personalmente penso che Pistorius abbia ucciso la fidanzata al termine di una lite violentissima che, stando ad alcuni racconti fatti al processo, non era neanche la prima.
Ci sta tutto, quindi, il ragionamento che ho fatto sopra per Sonia, basta girarlo dalla parte maschile. Se tu, uomo, picchi una donna, vuol dire che hai qualcosa che non va. Vai a farti aiutare, ma non da lei.
Interessante analisi, complimenti per il blog!
RispondiEliminaGrazie! Attendo segnalazioni su cose che ti interessano
EliminaOgnuno di noi e' artefice del proprio destino?
EliminaMagari non del tutto, ma fosse anche in minima parte ci possiamo, anzi ci dobbiamo provare. Io ne sono convinta.
EliminaAmelie, un nome che richiama un mondo magico. Quello che tante donne si impegnano a immaginare e a costruire, con la forza ostinata dei sogni, sbagliati. Dietro ad ogni violenza che una donna subisce, non c'è solo l'incapacità affettiva di un uomo, l'orribile brutalità di cui può essere capace, spesso essendo al di sopra di ogni sospetto; c'è anche l'incapacità delle donne di essere libere, prima di tutto dalle proprie illusioni.
RispondiEliminaAl primo schiaffo basta. Nella sua chiarezza semplice, è un'ottima regola.
Amelie, la magia che puoi fare in questo mondo confuso e non bello, è aiutarci a ricordarcelo, sempre. In fondo, è come una magia al contrario, un incantesimo che si rompe, e si riesce finalmente a vedere le cose come stanno. Un uomo capace di violenza, è un re nudo. Vergogna cada su di lui. Lo scrivo per le tante donne che non riescono a denunciarlo, perché non sono state ferite in modo troppo grave, fisicamente, e non se la sentono di affidarsi ai tribunali. Ma le ferite che hanno dentro io le conosco, e sono grandi e profonde. Ce ne sono tantissime di donne così, cara Amelie. E sono donne "normali". Neppure uno schiaffo, mai più.
Prima che le cose precipitino.
Grazie Amelie
Libera
Mai più. Continuiamo a gridarlo e a scriverlo sempre. E dappertutto. Anche un blog può servire...
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