domenica 26 ottobre 2014

La mamma, sempre la mamma

In questi giorni non ho tanto tempo per lavorare d'archivio su vecchi casi (ma lo farò!) però guardo i telegiornali, Quarto grado e Chi l'ha visto. Quindi... parliamo di Elena Ceste. Come purtroppo era prevedibile, dopo nove mesi è stato ritrovato il suo corpo. Credo che tutti quelli che hanno seguito questo caso, non pensassero certo che la donna sarebbe stata ritrovata viva. I commenti che ho ascoltato erano praticamente all'unisono: impossibile che una mamma di quattro figli se ne sia andata volontariamente.
Fermo restando che anch'io la pensavo così (non occorreva essere particolarmente perspicaci), prima di dire cosa ipotizzo circa la sua fine terribile, vorrei soffermarmi su un altro dato. Elena Ceste per i titoli e i servizi dei numerosissimi mezzi di comunicazione che si stanno occupando di lei è sempre e soltanto una mamma. Non è tanto una donna, una persona, una moglie se vogliamo, ma una mamma. Basta. E questo mi fa un po' irritare, perché penso che la fine di Elena Ceste sia in qualche modo legata al fatto che, forse, voleva riprendersi un po' di quella donna, di quella persona negata da troppo tempo.
Come sempre le testimonianze sull'ultimo periodo della sua vita si accavallano e disegnano un quadro fumoso. Succede, lo so bene visto che ho fatto la cronista di "nera" per anni. Stava bene? Stava male? Propendo più per la seconda ipotesi: Elena dopo il matrimonio aveva abbandonato ogni velleità lavorativa (e dire che i vecchi compagni la ricordano come molto brava a scuola), ogni sogno di carriera per trasformarsi in casalinga perfetta e moglie e madre irreprensibile, tanto da partorire quattro bambini nel giro di un decennio. Fervente cattolica lei, altrettanto fervente il marito.
Fin qui tutto perfetto. Almeno fino a qualche mese prima della scomparsa, quando qualcosa deve essere crollato: Elena, sempre secondo alcune testimonianze, diventa una donna rosa dall'angoscia, dice di essere sulla bocca di tutti, di essere stata tradita e si dispera. In mezzo ci sono amici nuovi e vecchi, recuperati su Facebook, e una non ben chiara serie di incontri con un uomo.
Poi, racconta il marito, c'è una notte di disperazione totale e, la mattina dopo, la scomparsa. Mi sembra l'acme di una vicenda, di un percorso umano e tormentato, in cui fra la madre e la donna si consuma una frattura insanabile. E, come nella letteratura tragica, il percorso termina con una morte terribile, con uno scheletro ritrovato nove mesi dopo in un canale, con una spiegazione su cui forse non verrà fatta mai completa luce.
Ribadisco però una cosa, su cui non potrò mai avere riscontro certo, ma di cui sono convinta: dalle cronache emerge che, ad un certo punto della sua vita, Elena Ceste non ne poteva più di essere solo una madre, senza nulla togliere al fatto che certamente il suo amore per i figli era immenso. Forse Elena voleva solo riprendersi anche gli altri aspetti della vita che fanno di una persona, una persona completa e non solo una mamma. Chi le aveva appiccicato quell'etichetta? Chi glie l'aveva cucita addosso tanto da farla soffocare? Il marito? La famiglia? L'ambiente che aveva attorno? Lei stessa?
Comunque, anche se Elena Ceste avesse tentato di sfuggire a quella morsa, non c'è riuscita. A poche ore da quella notte d'angoscia, è morta.
Adesso si scatenano le ipotesi: omicidio o suicidio? Non sono un pm né un investigatore, soprattutto non conosco le carte. Ma delle due l'una, tertium non datur. O Elena Ceste è stata uccisa e in tal caso è molto difficile che sia stato un estraneo, oppure si è suicidata. Ma non credo sia arrivata da sola a coprire la distanza, seppur breve, fra la sua casa e il canale dove è stata ritrovata cadavere, a maggior ragione perché il marito afferma di aver trovato in giardino i vestiti e gli occhiali della donna. Possibile che Elena, molto miope, abbia camminato nuda e senza occhiali per quasi un chilometro, in una mattina freddissima e attraverso campi coperti di neve (era il 24 gennaio)? In più senza essere vista da nessuno? Nell'ipotesi che si sia suicidata, ritengo più verosimile che l'abbia fatto in casa e qualcuno abbia poi provveduto a occultare il cadavere. Perché? Non dimentichiamo che per un cattolico osservante il suicidio è il peggiore dei peccati e l'eventuale gesto di Elena avrebbe potuto rappresentare una vergogna insopportabile. 
Ipotesi, come ho detto. L'unica certezza, per ora, è un avviso di garanzia inviato al marito e un'autopsia che non sembra riservare risolutive risposte. Il rischio è che questo giallo non si chiarisca mai. Si vedrà.

4 commenti:

  1. Carissima Paola, leggo ora il tuo resoconto senza soluzione e senza risposte, purtroppo, di una donna che come dici tu "non si sentiva più completa". Chissà forse un altro uomo (non suo marito) poteva farla sentire completa? No, mi oppongo! Ci sentiamo complete se siamo amate o anche solo considerate sessualmente, perché è su questo che una relazione extraconiugale si poggia. Generalmente è così. Ci sono aspetti della donna ma anche dell'uomo che non abbiamo mai preso in considerazione, e rincorsi dai modelli che la società ci impone costruiamo famiglie, acquistiamo case (una volta più grandi erano, meglio era), televisioni, cellulari, scope e scopette elettriche senza sapere chi siamo veramente, cosa ci costituisce e come questo si muove dentro di noi, come muove le nostre coscienze e i nostri pensieri ed azioni. Un abbraccio, Sara

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Una risposta forse c'è l'ho, è nelle parole di Malala, una ragazzina quasi uccisa dai talebani solo perché voleva studiare: l 'istruzione è l'unica soluzione, l 'istruzione è la priorità. Solo così, credo, si può trovare la propria interezza e la forza per non cadere a pezzi. Ricambio l'abbraccio. Con il cuore.

      Elimina
  2. si, per donne non istruite l'istruzione rappresenta la libertà, certamente! Ma per quelle istruite che vivono con uomini istruiti in una società istruita, dove il giudizio e ancora prima il pregiudizio uccide? Dove i valori sono ancora fondati su: con chi è uscita, con chi l'abbiamo vista parlare, quante volte si ferma al bar, quante sim ha, con quanti uomini ha parlato…perché adesso sembra che ce ne fossero molti altri di cui con uno l'opzione you and me…quante volte si saranno parlati??? Questo è il succo della questione adesso! Se non vado errato… e il marito a monitorarla…in silenzio dietro lo schermo del suo cellulare o pc che dir si voglia...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Purtroppo la traduzione è sempre un problema. Malala Yousafzai, tra l'altro Nobel per la pace 2014, usa il termine education che comprende l'istruzione ma non solo come titolo di studio. È la capacità anche di saper riflettere sui valori e saperli scegliere, è l'unica opzione per avere la libertà: di giudizio e quindi di scelta. È la libertà di poter dire faccio quello che ritengo giusto, non quello che ritieni giusto tu o la mia famiglia o il contesto sociale in cui vivo. Altrimenti non ho altra scelta che subire: il giudizio e il pregiudizio altrui, e anche le violenze. The education is the only solution. Education first.

      Elimina