Due notizie hanno attirato la mia attenzione in questi giorni di festa: la vicenda della bambina americana di due anni che, seduta nel carrello del supermercato mentre la mamma faceva la spesa, ha preso dalla sua borsa una pistola, è partito il colpo e la mamma è rimasta uccisa; e la vicenda della bambina italiana di 11 anni che ha preso la pistola custodita dal papà poliziotto nel cassetto della scrivania, anche questa volta è partito il colpo ma a morire è stata la bambina.
Poi leggo sul Resto del Carlino di Bologna che nel 2014 sono aumentate le rapine per strada e l'aumento, secondo il procuratore aggiunto Valter Giovannini, potrebbe essere riferibile "all'impossibilità di applicare il carcere nei confronti di spacciatori 'al minuto' i quali, con un mercato abbastanza saturo e non abbandonando la città, potrebbero aver cercato forme di reddito alternativo". Leggo anche un commento alla notizia postato su Facebook. Anzi, più che un commento è una proposta. In sintesi: porto d'armi a chi lo richiede e facciamoci giustizia da soli, così salvaguardiamo la nostra vita e i nostri soldi.
Ecco che cosa mi ha fatto collegare le notizie: il commento su Fb, che mi agghiaccia. E mi scappa l'analisi come al solito su argomenti non proprio da allegria, anche se è il primo dell'anno e la mia intenzione era di farmi gli affari miei tutto il giorno, senza accendere pc, ipad e magari stare con il silenzioso nell'iphone. Ma non resisto.
Poche cose. Dunque, negli Stati Uniti si sa che il possesso delle armi è ben più disinvolto che in Italia. Nonostante questo, a quel che so, non è che gli Usa siano quell'oasi di pace e di giustizia sociale paventate dagli auspicanti "armi per tutti, sicurezza garantita". Il fatto che in Usa una pistola la si possa comprare anche al discount, non mi sembra abbia portato tutta questa tranquillità. Come la pena di morte. Fior di studi e di dati hanno dimostrato e dimostrano che l'iniezione letale, la sedia elettrica, la camera a gas o altre forme di - per me - omicidio di Stato, come deterrente non funzionano. Anzi: armi e death penalties accrescono la violenza. Obama ci prova da anni, i repubblicani non ci sentono e bloccano, anzi alimentano la paura: è la cosa più facile del mondo e qualche consenso lo porta sempre. Ma non mi sembra ci sia molto da invidiare a quel sistema. E non ho dubbi ad affermare che il rimedio spesso è peggiore del male. Gli effetti collaterali, come il caso della bimba dimostra, possono essere devastanti. Per me basta quest'episodio a mettere in crisi tutta l'impalcatura.
Caso italiano: non mi sembra di sparare sulla Croce Rossa dicendo che la pistola per un appartenente alle forze dell'ordine è sì uno strumento di lavoro, ma esistono anche precisi obblighi per la custodia. Ad esempio quello di adottare tutte le cautele necessarie a impedire che di quell'arma se ne possano impossessare minori, incapaci o inesperti. Se è vero, come viene riportato, che la pistola che ha ucciso la bimba di 11 anni era nel cassetto di una scrivania, le cautele previste per legge sono state rispettate? Oppure la pistola doveva essere a portata di mano per qualsiasi evenienza? Faccio un'altra domanda: liquidiamo tutto con l'etichetta di "tragica fatalità", come ha detto lo sceriffo della cittadina americana, o andiamo più a fondo e accertiamo - e sanzioniamo - eventuali responsabilità?
Tanto per essere chiari: se fosse per me, di armi ne girerebbero molte meno e la pena di morte sarebbe cancellata dalla faccia della terra. La giustizia fai-da-te è un'aberrazione sociale che purtroppo richiama ancora molti ammiratori, in nome del mito della sicurezza. A questo proposito concludo con un invito e una citazione. L'invito è a comprare un libro e a leggerlo: Paura liquida di Zygmunt Bauman. La citazione è di Helen Keller, dal libro The Open Door (1957): "La sicurezza è perlopiù una superstizione. Non esiste in natura, né i cuccioli di uomo riescono a provarla. Evitare il pericolo non è più sicuro, sul lungo periodo, che esservi esposti apertamente. O la vita è una avventura da vivere audacemente, oppure è niente".
Auguro a tutti quelli che hanno la bontà di leggermi, e a me stessa, un 2015 con il cervello in piena attività ogni giorno dell'anno!
Amo Hellen Keller e la sua storia e amo girare senza il giubbotto antiproiettile! Buon 2015!!!
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