Questa volta parlo di cani ammazzati da un allevatore e da un veterinario: secondo me in un blog che si occupa di cronaca nera, questa storia ci sta benissimo. Non solo perché la legge vieta qualunque uccisione di cani, gatti o animali da compagnia provocata per crudeltà o in assenza di necessità (quindi commette un reato chi non ottempera al divieto), ma perché la storia si presta poi a una serie di riflessioni che riguardano anche l'uomo.
I fatti. A dare rilievo alla storia è stato un servizio di Striscia la notizia, nella puntata di lunedì 15 dicembre, ma siccome io abito vicino al luogo dove è avvenuta, mi è stato possibile avere accesso di prima mano a una serie di informazioni aggiuntive. Per la cronaca, la troupe di Striscia e la Forestale hanno fatto irruzione in un allevamento nei pressi di Vergato (sull'Appennino in provincia di Bologna) dove ancora caldo sul tavolo di una stanzetta, c'era un cane Corso appena ucciso da un'iniezione di Tanax praticata da un veterinario. L'allevatore si è barricato in casa per sfuggire alle telecamere e ha aperto la porta solo dopo la prima spallata di una Guardia forestale. In casa gli sono stati trovati cocaina e diversi flaconi di Tanax, nel terreno intorno le ruspe hanno portato alla luce decine di carcasse di cani sepolti alla bell'e meglio. Un fetore irrespirabile.
Ma quello che farebbe ridere se non facesse rabbrividire, sono state le giustificazioni. Il veterinario incalzato dal giornalista ha balbettato che il cane era sì stato soppresso (come negarlo, era sul tavolo davanti a lui!), ma perché aveva avuto una serie di prolassi uterini (?) e l'allevatore non aveva voluto operarlo. L'allevatore si è lanciato invece nelle considerazioni filosofiche: "I cani son cani perché li chiamiamo cani, i polli sono polli perché li chiamiamo polli". Se non l'avete visto, cercate il video su Facebook e verificate di persona. La verità è che i cani erano in perfetta salute, venivano soppressi perché non erano abbastanza belli, abbastanza perfetti per riproduzioni o mostre. Peccato che sia un reato fare così.
I retroscena. Premetto che non faccio i nomi dell'allevatore e del veterinario non certo perché li voglio proteggere, ma solo perché, siccome sono una giornalista professionista regolarmente iscritta all'Ordine, visto che non ho ancora notizia certa dell'emissione di provvedimenti giudiziari a carico dei due, rischio io di avere delle grane per diffamazione se dico come si chiamano. Ma come ho potuto verificare, almeno del veterinario una foto l'ho già vista su fb, con tanto di nome e cognome.
Comunque. Già qualche giorno fa, senza dirmi di più, una mia carissima amica e veterinaria con un ambulatorio a Vergato (lei è davvero seria e competente) mi ha chiesto se una mia vicina che aveva già avuto un Corso poi morto di vecchiaia, era disposta ad adottarne un altro perché stavano smantellando un allevamento. Sul momento non ho chiesto niente di più, poi ho visto il servizio su Striscia e cominciato a chiedere. Ho scoperto allora che già da qualche tempo c'era il sospetto in zona che in quell'allevamento ci fosse qualcosa che non andava, così come qualche persona aveva trovato da ridire sulle cure di quel veterinario. Ma erano solo sospetti, dicerie magari interessate della concorrenza, e con i sospetti non si va da nessuna parte. Poi (finalmente) sono arrivati il blitz della Forestale e la troupe di Striscia. Ma come andrà a finire?
L'enigma-epilogo. Già, come andrà a finire questa storia? A quanto mi è dato sapere, sul momento non c'è stato alcun sequestro. Quindi i cani sono ancora nelle mani di quel solerte allevatore che il giorno dopo il servizio tv, ha postato la seguente:
"Sono spiacente di dover comunicare che essendo venute meno le condizioni economiche minime che mi consentivano l'esercizio dell'attività e preso atto delle recenti iniziative, anche giudiziarie, che mi hanno coinvolto e che mettono in discussione l'essenza stessa della professione di allevatore, sono mio malgrado costretto a cessare tutte le attività dell'allevamento. I cani sono a disposizione per essere regalati o per essere ceduti ad altri allevamenti di comprovata affidabilità dietro compenso da pattuirsi".
Sarei davvero curiosa di sapere che cosa questo signore intenda per "comprovata affidabilità" e quanti soldi voglia ancora. In sintesi: che cosa ne sarà di quei cani non è dato sapere, che cosa farà l'Autorità giudiziaria nemmeno (io per ora non ne ho avuta notizia, ma continuerò a informarmi); in più la vox populi della zona dice che questo signore ha anche un allevamento in Serbia, quindi basta che si porti via i cani oltre confine e lì una punturina di Tanax per eliminarli passa inosservata.
Non faccio mai appelli per piazzare cani o gatti disperati: ho due cani di razza perché mi sono stati regalati dalle mie figlie e da mio marito dopo la morte improvvisa e inevitabile di altri due amatissimi (uno proveniva dalla cucciolata di un'amica, l'altro era stato raccattato per strada dalla veterinaria seria e competente di cui parlavo prima), e ho tre gatti altrettanto raccattati. Quindi la mia parte la sto facendo. Ma stavolta, una parola per questi derelitti la spendo e in privato posso dare tutte le informazioni possibili, basta contattarmi.
Brevi considerazioni finali. Anche e soprattutto la mia amica veterinaria si sta facendo in quattro per dare a questi cani (e non solo a loro) una sorte migliore di una puntura di Tanax. Era furiosa in particolare pensando all'ipotesi che, come ha detto uno dei due "protagonisti" della storia, tanto fra un paio di settimane ci si dimenticherà di tutto. Basta un buon avvocato e cambiare indirizzo. A me invece la cosa non va giù e dò il mio contributo a far sì che di questa storia se ne parli eccome. Proprio su un blog di cronaca nera. Aiutatemi.
Perché, come diceva Honoré de Balzac, più conosco gli uomini e più amo le bestie. E perché sono convinta che chi si comporta come questi due con i cani, non avrebbe alcuno scrupolo a comportarsi così anche con vecchi, bambini e handicappati: se non servono, che cosa ce li teniamo a fare? La logica del dottor Mengele con ebrei, zingari e omosessuali non era tanto diversa.
Un anno fa il veterinario in questione aveva postato su fb un pensiero che - come ho verificato adesso - ha da qualche minuto provveduto a far sparire dal proprio profilo pubblico (non sono sua amica e non lo diventerò mai): in sintesi, pur conscio di poter essere criticato, sosteneva la posizione di non so quale politico sull'opportunità di sopprimere, dopo un certo periodo, gli animali nei canili che nessuno voleva adottare. Così il Comune risparmiava. Devo dire che è stato sorprendentemente coerente. Ma allora perché non ha avuto il coraggio di lasciare quel post?
Per quanto riguarda invece le riflessioni più generali su valori, cani, gatti e cattiverie umane, mi limiterò a citare Jeremy Bentham, filosofo e giurista inglese del Settecento, uno dei primi proponenti della teoria dell'utile e dei diritti degli animali, che influenzò notevolmente lo sviluppo del liberalismo: "Il problema non è se possono ragionare, né se possono parlare. Ma possono soffrire?". Dovrebbero rifletterci in tanti, ma in particolare questo allevatore, questo veterinario e tutti quelli che vorrebbero lasciare affondare i barconi della disperazione con tutti gli immigrati dentro.
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