- Veronica, la mamma 25enne, è rimasta mezz'ora in casa con Loris che a scuola quella mattina non ci ha mai messo piede.
- Quando è uscita, si è diretta proprio nei pressi del canalone dove è stato ritrovato il corpo del bambino e in quella zona c'è rimasta circa 6 minuti.
- Al momento continua a proclamarsi innocente ma non risulta fornisca spiegazioni a tutte le contraddizioni emerse da suoi racconti in questi giorni.
Questo deve far desistere da qualsiasi considerazione: al momento Veronica è indagata, la parola colpevole o innocente potrà essere pronunciata solo dai giudici al termine di un processo. Anzi, di tre processi perché il nostro ordinamento prevede tre gradi di giudizio. Quindi da qui alla fine delle indagini, bisogna fare ancora dei chilometri. Cautela dunque.
Ma l'opinione pubblica è scatenata: si levano ovunque - per strada, sul web, in tv, nei giornali - i commenti dai toni più disparati. E ovunque i commenti prevalenti vertono su queste due sensazioni: l'incredulità o l'appello alla severità estrema.
Che il mondo sia pieno di forcaioli, non lo scopriamo adesso, ma questo sarebbe oggetto di un'altra analisi. Vorrei invece, qui e ora, fermare la riflessione sull'incredulità. Perché è così difficile "mandare giù" l'idea che una madre possa avere ucciso il figlio?
Le ragioni sono molteplici e mi permetto di esplorarle un po' perché le studio da anni, sia come cronista di nera, sia perché sono laureata in sociologia e scienze criminologiche. Già negli anni Settanta un luminare della psichiatria e della psicoanalisi scomparso nel 2000, Glauco Carloni, assieme alla collega Daniela Nobili, pubblicò il libro "La mamma cattiva", dove affrontava il tema del figlicidio a partire dal mito greco. Eppure, rispetto ad altri argomenti, questo libro almeno nella "vulgata" è passato quasi inosservato, a parte quando si verificano casi di cronaca come quello di Loris. Allora tutte le volte si torna a parlare di Medea, ecc. ecc., poi si rimette tutto nel cassetto mentre fioriscono libri, articoli e trasmissioni sulle mammine perfette, sulle famiglie del Mulino bianco, su miti che si vedono solo nella pubblicità e mai nella vita reale.
Perché? Secondo me perché quello della buona madre è un totem che resiste a qualsiasi scossone, perché la nostra società ne ha bisogno. E' un mito positivo che non può essere scalfito pena, direbbe Émile Durkheim, la non tenuta della coesione sociale. Quindi meglio invocare la pazzia, il raptus: termini di cui si usa e abusa senza nemmeno sapere di che cosa si sta parlando.
Ma le madri uccidono invece, raramente ma uccidono. E quelle che uccidono hanno dietro di sé delle storie che dovrebbero far riflettere, invece di far scaturire giudizi sommari come sto verificando ancora una volta.
Non posso dire se Veronica sia colpevole o no: di fatto, i colleghi che hanno scavato nella sua breve vita, hanno trovato la storia di una bambina che ha quattro sorelle, che i padri biologici di queste cinque figlie sarebbero tre, che la mamma avrebbe detto a Veronica di non averla mai voluta, al termine di una lite conclusa con un tentativo di suicidio della ragazzina, all'epoca quattordicenne. Emergerebbe poi un rapporto estremamente conflittuale con la madre che in questi giorni ha dipinto Veronica come violenta e aggressiva fin da bambina.
Violenta? Chiedo a tutte le donne (e agli uomini) che condannano e basta queste "madri cattive": ma come vi sentireste se vostra madre vi dicesse che non vi aveva mai voluto, vi raccontasse la verità su chi è vostro padre durante una lite? Non sto giustificando Veronica, certo, né tutte le ragazze che hanno una storia familiare problematica diventano assassine o figlicide. Chiedo solo di metterci tutti, per un attimo, nei panni di una ragazzina che si sente dire queste cose. Ma come crescerà? Magari non proprio equilibrata, penso. E da lì può succedere tutto, il meglio o il peggio.
Il processo sociale di negazione. I problemi psicologici, i disturbi mentali, nella nostra società vengono negati. Bisogna normalizzare tutto perché se hai male allo stomaco, ai denti, al cuore è tutto lecito: vai dal gastroenterologo, dal dentista, dal cardiologo. Se hai male all'anima, alla psiche, è meglio che ti vergogni; se vai dallo psichiatra o dallo psicologo sei un matto, un reietto che tutti allontaneranno. Quindi nascondi tutto, anche se magari dopo un po' di tempo esplodi. Tanto, se poi alla fine fai qualcosa che non va, è colpa tua. Punto e basta.
Mi sono dilungata anche troppo. Ne riparlerò ancora. Se anche solo una persona che mi legge si fermerà a riflettere un attimo, un attimo solo, vorrà dire che ho fatto qualcosa di buono. E questo mi piace.
Dal lunedì dove tutti sono giudici espertissimi degli avvenimenti sportivi ...alla domenica continuando ad essere ad emettere sentenze definitive...
RispondiEliminaIl bambino assorbe e condivide il subconscio della madre fino al taglio del cordone. Se a questo si aggiungono vessazioni del tipo, "volevamo un maschio" oppure peggio "non ti cercavamo e sei arrivato"…e se a questo si aggiunge il fatto che sia il padre che la madre non hanno sviluppato una loro coscienza: allora la frittata è servita!!! Si accomodino pure! Tutti giudici, tutti perfetti, tutti opinionisti, tutti dediti al massacro…e adesso in carcere la cureranno, le faranno capire con il buio, la costrizione e la "sbobba" come perdonarsi (se sussiste la colpa) e redimersi. Wow!
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