venerdì 5 dicembre 2014

Loris: una morte orribile, i dubbi e i commenti

Ho appena finito di guardare Quarto grado (imperdibile per gli appassionati o gli addetti ai lavori della cronaca nera) e come logico si è parlato, per tre quarti della puntata, del caso del bambino di otto anni strangolato il 29 novembre nel Ragusano, Loris Andrea Stival. Anche questa volta ho trovato un'impeccabile serie di servizi sul punto delle indagini ma soprattutto alla fine è stata mandata in onda una tabella con percorsi e orari dell'auto della giovanissima madre di Loris, secondo le immagini registrate dalle telecamere sparse quasi ovunque a Santa Croce Camerina, il piccolo paese teatro del delitto.
Ripercorriamo la tabella:
8.32: l'auto della madre esce dal garage di casa. Nella registrazione si vedono lei, Loris e il fratellino.
Ma si vede anche Loris che subito dopo rientra a casa.
8.33: l'auto si dirige verso il paese. A bordo, con la madre, c'è solo il fratellino.
8.38: una telecamera riprende ancora l'auto sempre diretta verso il paese.
8.49: la madre di Loris riporta l'auto nel garage di casa. E' sola perché ha accompagnato il figlio più piccolo in una ludoteca.
9.25: la giovane esce di nuovo.
9.27: l'auto viene ripresa nei pressi di un distributore di benzina, dalla parte opposta di Santa Croce ma anche di Donnafugata, il luogo dove la mamma di Loris si doveva recare per frequentare un corso di cucina.
9.55: arrivo della madre al corso.
Perché è così importante questa tabella, che il giornalista Simone Toscano ha confermato provenire da fonti investigative? Perché fa emergere una serie di buchi nel racconto che la donna avrebbe fatto agli investigatori, stando a quanto riportano tutti i mezzi di informazione che si occupano del caso.
In sintesi: l'auto non solo non viene ripresa da alcuna delle tante telecamere piazzate nei pressi della scuola di Loris e dove la donna ha detto invece di averlo accompagnato, ma i fotogrammi mostrerebbero invece che il bimbo, da solo, rientra in casa. Ancora, perché alle 8.49 la mamma torna nella propria abitazione per uscire alle 9.25? E perché alle 9.27 l'auto è in direzione opposta a dove la donna deve andare? A questo si aggiunge il giallo di un sacchetto di immondizia lasciato, sempre secondo il racconto della donna, in un luogo vicino alla strada che porta al canalone dove Loris verrà trovato cadavere qualche ora dopo, nel pomeriggio. Ma soprattutto: dalle 8.49 alle 9.25 la donna risulta essere in casa con il bimbo.
Buchi nei tempi, racconti che non tornano, il giallo delle fascette da elettricista consegnate dalla madre alle maestre (sembra che Loris sia stato strangolato con una fascetta), gli slip da bambino lasciati misteriosamente vicino alla scuola (un depistatore?) e tanto altro ancora di oscuro, compreso il fatto che non è chiaro se sul corpo del bambino ci siano o no segni di violenze, presenti o pregresse: una matassa intricatissima su cui si accavallano i commenti di psichiatri, psicologi, criminologi e vari addetti ai lavori, che dicono tutto e il contrario di tutto.
Ma che l'ipotesi della pedofilia stia retrocedendo mentre si concentra l'attenzione degli investigatori sulla madre, appare sempre più chiaro. Anche se, va precisato, al momento la madre non risulta indagata ma solo persona offesa.
Voglio sgombrare il campo da dubbi: solo agli inquirenti è consentito lanciare accuse e solo ai tribunali è dato emettere sentenze, al termine di un regolare processo. Non ritengo quindi sia il caso, al di fuori di questi ambiti, nemmeno azzardare ipotesi di innocenza o colpevolezza a carico di chicchessia, con o senza verbi al condizionale. Saranno gli investigatori a fornire il quadro ai magistrati anche in questo caso. Punto e stop.
Su un altro dato invece vorrei offrire uno spunto di riflessione: ho fatto un giro sul web e ho letto decine di commenti. Ce ne sono una valanga di stizziti contro i mezzi di informazione che, doverosamente, hanno sottolineato le incongruenze del racconto della madre della piccola vittima. Ancora una volta ho dovuto registrare, nel sentire comune, il rigetto fortissimo all'idea che una donna possa fare del male a un figlio. Addirittura, quando la redazione di Quarto grado ha mostrato la tabella con gli orari, e i buchi sono diventati ancor più evidenti, i commenti sul web hanno "virato" verso l'ipotesi di un incidente: meglio pensare al tragico gioco di un bambino malamente gestito, che a una mamma assassina. La madre eternamente buona, sempre e comunque, è un dogma che resiste a qualsiasi evidenza. Fermo restando che la morte di Loris Stival è ancora un mistero e il nome del suo assassino è al momento un'incognita. Come si suol dire, tutte le piste restano aperte.

2 commenti:

  1. Ho provato a commentare tre volte senza riuscirci, ora finalmente credo sia tutto in regola perchè appaia questo mio pensiero! Il caso è complicato, ci troviamo di fronte ad una persona che ha agito sicuramente d'impeto (altrimenti avrebbe studiato un occultamento migliore), ma che ha avuto la lucidità di occultare il corpo e, probabilmente, tentato di crearsi un alibi. Il quadro psicologico è dunque complesso. E' difficile esprimersi senza far trapelare la propria opinione personale, ma alla luce di quanto accaduto oggi, con l'iscrizione della madre nel registro degli indagati, credo che gli inquirenti stiano prendendo la direzione corretta. Questo è un ottimo pezzo, complimenti come sempre!

    RispondiElimina
  2. Grazie davvero! Non so se si tratti di delitto d'impeto: le fascette starebbero a indicare non tanto questo, quanto una psiche che ha fatto crash, una pentola a pressione esplosa, una goccia che ha fatto traboccare un vaso pieno e di cui nessuno s'era accorto. Mi ricorda più il caso Mary Patrizio che il caso Franzoni. Comunque sì, il quadro psicologico è complesso. Per questo bisognerebbe cercare di capire e non limitarsi ad etichettare tutto con "mamme-mostro": atteggiamento liberatorio, senz'altro, ma superficiale e totalmente inutile.

    RispondiElimina